Campagna per le infermiere Bulgare in Libia
Ricevo e ritrasmetto:
"Volevo sottoporvi la campagna della mia associazione in aiuto verso le infermiere bulgare e il medico palestinese, ingiustamente rinchiuse nelle carceri libiche dal 1999.
Questo è il testo che ho inviato a Di Pietro e ad altri dirigenti di altre forze politiche nazionali:
"Stimatissimo Presidente, Dott. Di Pietro è con rinnovato rispetto, che le scrivo, sia come attivista politico del nostro partito, sia come presidente della "Libera associazione infermieri italiani", la quale, ormai da un anno si stà fattualmente prodigando in seno alla sanità italiana, ponendosi come una giovane realtà, capace di saper ricercare, intervenire e collaborare con diverse discipline e strutture istituzionali, per il rispetto e il mantenimento della salute universale di tutti i cittadini.
E' con questo spirito, che voglio portare alla sua cortese conoscenza della tragedia che da ormai sette anni stanno vivendo sei nostre colleghe infermiere bulgare e un medico palestinese, rinchiusi ingiustamente nelle carceri libiche per un' altrettanto infamante accusa, quella di aver volutamente infettato più di 400 bambini con il virus dell' HIV.
Ad oggi, sembra sia stata sospesa la condanna a morte. A darne la notizia ad un quotidiano bulgaro, Saif al-Islam, figlio di Gheddafi: " Non ci sarà nessuna esecuzione, questo lo vuole anche mio padre. Credo che questa vicenda, si possa concludere nel migliore dei modi e presto".
E' stata quindi confermata la responsabilità delle carenze igieniche della struttura, la causa dell'infezione dei bimbi del virus dell' HIV, non una voluta epidemia del personale sanitario condannato. Rimane comunque il forte risarcimento di 10 mln di € per ogni bambino, richiesto dal Governo libico, come risarcimento.
Ma il governo di Sofia, ha sempre respinto,considerandolo come una ammissione di colpa."Il governo Bulgaro e l' Europa devono capire le nostre ragioni", replica Saif al- Islam, " dobbiamo pur dare un risarcimento alle famiglie".
Incredibile, invece di liberare le cinque colleghe e il medico subito, risarcendoli dei torti e soprusi finora subiti, si chiedono addirittura soldi! Questa è la nostra campagna a difesa dei diritti delle persone, perchè è insito nel nostro DNA, farsi capaci di poter dare un aiuto concreto verso chi soffre per colpe che non gli appartengono. Cordialmente, Leo Silvio-Infermieri Italiani.
http://www.infermieriitaliani.com "
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