lunedì 19 febbraio 2007

Orwell

«la guerra è pace», «la libertà è schiavitù», «l’ignoranza è forza»

Questo è lo slogan del "grande fratello" di 1984.
In questi giorni mi è capitato di vedere un film, con alcuni ragazzi tra i 17 e i 21 anni.
Era un cineforum, per cui alla fine ci siamo potuti confrontare su quello che abbiamo visto.
Il film, Hotel Ruanda, inizia durante la trattativa di pace, stracciata a causa dell'omicidio del presidente Ruandese, nel 1994, appunto in Ruanda.
Gli scontri tra le due fazioni, Hutu e Tutsi, che ne seguirono furono tremendi, una stima parla di 1 milione di civili uccisi. L'ONU, come già in Somalia, fece una pessima figura scappando appena tutti gli occidentali rientrarono nei loro paesi. Avevo 15 anni quando è successo, e ne avevo 14 quando ci fu il massacro di Srebrenica.
Io ricordo le immagini del lago victoria, con le braccia e le gambe sparse ovunque, ricordo la fuga degli olandesi dalla Iugoslavia e Sarajevo distrutta.
Beh, sono passati più di 10 anni, e quello che ricordo io non è mai successo.
Dei 10 ragazzi presenti uno solo sapeva cosa era successo in Ruanda, un'altro si ricordava il nome Srebrenica. Questi episodi sono stati cancellati completamente: prima dal giornalismo inetto e poi dai professori, che non arrivano in cinque anni di scuola superiore nemmeno alla prima guerra mondiale.
Sono profondamente preoccupato per questo episodio, ma non sono il solo. I ragazzi si sono sentiti traditi dal sistema, ed hanno ragione: se non sai nemmeno dell'esistenza di qualcosa come fai a cercarla da solo? Come puoi crescere in loro la consapevolezza di quello che succede nel mondo se non gli diamo una possibilità?
Tutti i giorni sentiamo il giornalismo nazionale parlare a vanvera e giudicare il mondo giovanile privo di ideali e storia, analizzare il loro comportamento e preoccuparsi per la loro condotta. Una volta è il bullismo, un'altra un episodio sessuale. Forse questi fatti fanno notizia per due giorni, si parla un pò di disagio giovanile (perché i sessantottini si sono dimenticati di tutti gli spinelli e l'eroina che si sono fatti) e finisce tutto li, parlando di Veronica Lario o delle letterine.
Lo chiamano disagio e non si accorgono che sono loro un disagio. A partire da chi ci educa a vivere.
I professori ci stanno chiudendo in una campana di vetro, passiamo 2 anni a studiare l'Egitto ed i sumeri ma non sappiamo nulla dell'Ungheria del '56, dei desaparecidos o della Cecenia. Perché? Qualcuno dice che è imbarazzante parlare di questi fatti, io penso che semplicemente loro a scuola non l'hanno fatto. Perché dovremmo studiarlo noi?
«l’ignoranza è forza» in un regime totalitario, ma l'Italia che cos'è? Anzi, cosa potrebbe diventare in questo modo?

p.s.: stasera alla sala congressi della fiera si terrà il primo appuntamento per il partito democratico.

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